School for Designing a Society



Educare al Desiderio:
La School for Designing a Society organizza un laboratorio sperimentale sul tema “Educare al Desiderio” in Italia a Pruno di Stazzema (LU) dal 24 al 29 novembre, 2008. Per ulteriori informazioni, consultare il sito www.clowns.it.
designing a society

La School for Designing a Society è un progetto avviato nel 1991 ad Urbana, Illinois (USA), da un gruppo di docenti universitari, attori, artisti e attivisti politici. Il progetto si configura come un laboratorio sperimentale in cui è possibile immaginare ed agire il cambiamento attraverso la creazione di contesti di vita temporanei in cui la domanda “Qual è il mio modello di società desiderabile?” è oggetto di attenta e stimolante analisi e punto di partenza per la realizzazione di proposte creative.

Perché una società desiderabile?

Il nostro è un appello rivolto all’individuo: ai nostri vicini, seppur lontani, ormai consapevoli del fatto che l’attuale sistema sociale si alimenta e trae vigore a discapito dei propri membri, generando infelicità, sofferenza, assenza di progettualità, violenza e degrado umano. Il sistema sociale dominante individua nella “natura umana” il problema e sostiene che l’attuale sistema, per l’appunto, sia la soluzione. Abbiamo analizzato a lungo questo sistema e non lo vogliamo. Poiché ogni sistema sociale non ha una genesi naturale, ma è diretta espressione della creazione e dell’attività umana che lo cristallizza come unico orizzonte paradigmatico possibile, desideriamo creare nuovi sistemi sociali e trasformare le dinamiche che, giornalmente, governano l’agire umanorather than....

Perché valorizzare la progettualità?

Come spesso accade, alle critiche mosse nei confronti dell’attuale sistema sociale si risponde con una serie di giustificazioni che, in ultima analisi, sostengono la “bontà” dell’attuale contesto sociale. Tuttavia, allorquando queste giustificazioni crollano sotto l’evidenza dei fatti, l’unica contro risposta offerta che disorienta e smorza la domanda di cambiamento e di equità è: "Hai un'idea migliore?"

Ed ecco che questo momento rappresenta un’opportunità per proporre risposte ed alternative proprie e non un’occasione per restare ammutoliti. Lei cercherà, seppur in modo maldestro, di rispondere dando sfogo al proprio spirito di ribellione che, sfortunatamente, verrà attutito dallo sterile linguaggio della lamentela.

Abbiamo avuto il tempo e l’opportunità di realizzare, con persone che hanno maturato esperienze diverse, dei percorsi, delle partiture, dei sogni, dei progetti rappresentativi di una società desiderabile e, perciò, riteniamo che in una situazione di questo tipo l’epilogo possa essere diverso.

Immaginiamo per un attimo l’audacità della scena. Qualcuno le domanda: “Hai, forse, un’idea migliore?”. Ed ecco che tutti i presenti, durante la pausa caffè, rivolgono lo sguardo verso di lei o abbassano il capo intenti a fissare la punta delle loro scarpe. E lei... lei guarda l’interlocutore negli occhi e allunga la mano nella sua borsa…nello zaino…nella ventiquattrore...nel cassetto della cucina ed estrae un taccuino ricco di proposte, lo getta sul tavolo rovesciando i mozziconi di sigaretta dal portacenere e risponde: “Certo, leggilo, ti darà un’idea di ciò che voglio”.

Perché una scuola?

Perché una scuola può offrire il caos iniziale, quel necessario passaggio destrutturante, utile a stimolare la creazione di nuove idee.

Perché tutti possono imparare, ovunque e in qualsiasi momento, ma in una scuola ci sono maggiori probabilità di trovare qualcuno che possa insegnare.

Perché l’insegnamento è una delle poche professioni che non può prescindere dalla condivisione del potere.

Perché in una scuola le persone possono incontrarsi con l’obiettivo comune di mettere in discussione le premesse e le condizioni che nell’attuale società si danno per scontate.

Perché una scuola “disinteressata” fornisce un contesto temporaneo contro la logica del lavoro orientato al profitto.

Cosa distingue questa Scuola dalle altre?

School for Designing a Society

Sono poche le scuole, su scala mondiale, che si basano sul desiderio di cambiare la società. La proposta di questa scuola, infatti, è che il cambiamento sociale debba essere diretta espressione del desiderio degli studenti. In nessuna altra scuola i desideri degli studenti sono tenuti in tale considerazione.

Questa scuola è organizzata da persone che sanno come accettare un invito.

Non ci sono dirigenti scolastici.

Particolare enfasi viene posta sulla performance, ma intesa in un modo alquanto peculiare. Non si tratta di performance atletiche o del raggiungimento di traguardi economici o accademici all’insegna della competitività, ma della diretta espressione di un’intenzione e della scelta, fra molteplici alternative, della migliore modalità espressiva. Pertanto, questa scuola non solo enfatizza la performance declinata in musica, movimento, linguaggio ed arti figurative, ma anche sotto forma di performance quotidiane, intese come rappresentazioni ed espressioni di ruoli e di identità sociale. Inoltre, l’interesse posto sulla performance non è né accademico né passivo, ma bensì attivo poiché le performance quotidiane, incluse quelle apparentemente naturali, sono considerate modificabili e sono il risultato di una scelta. Questa scuola offre molteplici opportunità per divertirsi, per giocare e sperimentare le modalità che meglio esprimono la propria intenzione.

"Poniamo enfasi sul linguaggio, ovvero su come parliamo e su come il linguaggio ci parla. I modelli linguistici acquisiti sono una delle componenti più radicate di un sistema sociale e, a volte, celano e giustificano strutture oppressive ed escludono la creazione di soluzioni alternative. Questi assunti spesso sfuggono ad un’analisi approfondita o vengono considerati come elementi di secondaria importanza. In questa scuola, durante l’approfondimento di un tema, la discussione di un evento e scelte decisionali, guarderemo con sospetto il linguaggio usato, spronandoci vicendevolmente verso la creazione di momenti di ideata eloquenza."
-- Susan Parenti

newspapers

Questa scuola ci invita a trovare delle correlazioni tra il comporre e il ridisegnare la società. Per composizione si intende la creazione di connessioni tra molteplici elementi la cui inedita coesione genererà qualcosa altrimenti non ottenibile nella separatezza delle parti. Pertanto, la composizione di un brano musicale potrebbe suggerire un nuovo modo di organizzare una cucina o far emergere analogie tra una nuova modalità di pittura su tela e nuovi modi di intendere l’amicizia.

La struttura influenza il contenuto. Questa scuola sperimenta nuovi modelli di apprendimento e analizza come questi stessi modelli possano influenzare i contenuti.

Questa scuola non è un’istituzione accademica, non è anti-intellettuale, non è interessata a replicare ciò che in passato si è rivelato efficace, ma ora non lo è più, facendo così del passato il nostro presente, e non intende addurre argomentazioni su ciò che è diretta espressione di una logica naturale.

Composizione:

"Ricorro al termine “composizione” ogni qualvolta intendo rifarmi all’attività del compositore ed alle tracce lasciate da essa. Il compositore è mosso dal desiderio di generare ciò che in assenza della propria persona e della propria intenzione altrimenti non si verificherebbe."
-- Herbert Brün

"Vogliamo comporre noi stessi e, così facendo, portare alla luce un mondo intero. I nostri rapporti interpersonali sono espressione del nostro essere e del modo in cui ci poniamo nei confronti degli altri, vogliamo rompere gli schemi, teorizzare e alterare attentamente queste nostre correlazioni. Vogliamo che il mondo e le persone che lo abitano vivano e prosperino insieme. Vogliamo poter indossare cappelli vivaci e divertenti realizzati con pagine di quotidiani mortalmente noiosi. Siamo attratti dalla creazione di nuovi problemi. Siamo interessati al valore della sperimentazione per realizzare il cambiamento sociale."
-- William Gillespie


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